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Il Mondo dei Diamanti

I Diamanti più famosi


CULLINAN

Nel 1905, al termine di un pesante turno di lavoro, un minatore notò un oggetto luccicante incastrato nel terreno. Con l'aiuto di un semplice coltello a serramanico riuscì a liberare la pietra dal terreno e la portò al direttore della miniera. Venne così scoperto il diamante grezzo più grande mai trovato fino ad oggi: 3.106,75 carati (pari a circa 621,35 grammi)! La pietra venne chiamata CULLINAN in onore di Sir Thomas Culinan, proprietario della miniera di diamanti.
Il Re d'Inghilterra Edoardo VII, sotto consiglio di esperti, decise di tagliare la pietra in due grandi e in molte altre più piccole.
Le due più grandi furono denominate CULLINAN I e CULLINAN II: quella con il maggior peso (Cullinan I) fu ribattezzata ‘LA GRANDE STELLA D’AFRICA’. Entrambe le gemme fanno parte dei gioielli della corona d'Inghilterra.



KOH-I-NOOR


La tradizione di questo meraviglioso diamante ebbe inizio nel 1304 quando apparteneva al Rajà di Malwa. Di forma ovale, secondo la leggenda costituiva l'occhio di un pavone del preziosissimo trono del principe indiano. A quei tempi il possesso di una pietra del genere simboleggiava un potere enorme quasi soprannaturale. La leggenda diceva, infatti, che chi era in possesso del KOH-I-NOOR poteva governare il mondo intero. Nel 1730 lo Scià di Persia sconfisse la dinastia indiana dei Moghul e si appropriò del diamante.
Il mito vuole che un membro dell'harem dello Scià Imperatore Mohammed, informasse lo Scià Nadir che il gioiello era nascosto nel turbante dell'imperatore.
Durante i festeggiamenti per la vittoria, Nadir fu così intelligente da suggerire che lui e l'imperatore inscenassero un rituale diffuso in oriente che richiedeva ai due capi di scambiarsi i copricapi. Il gesto rappresentava un legame fraterno, sincerità e amicizia eterna. Un rifiuto da parte dell'ospite avrebbe significato una profonda offesa nei confronti dell'eroe conquistatore. Più tardi, quella notte, quando lo Scià Nadir srotolò il turbante vi trovò all'interno la gemma. Non appena la vide esclamò: "koh-i-noor" che significa "montagna di luce". Lo Scià Nadir portò poi il gioiello in Persia dove rimase fino al 1849, data in cui gli Inglesi procedettero all'annessione del Punjab; l'East Indian Company divenne proprietaria della gemma e la regalò alla regina Vittoria.
Si ritiene che questa pietra porti molta sfortuna – addirittura la morte – a qualunque maschio osi indossarlo o solo possederlo. Viceversa che sia fonte di fortuna per le donne che lo posseggono. In seguito allo scopo di aumentare la luminosità del diamante si decise di tagliare nuovamente la gemma per esaltarne le qualità, il risultato finale fu il diamante di 108,93 carati che si trova nella corona della regina Elisabetta.


MILLENIUM STAR


Il diamante fu scoperto in Africa e precisamente nella Repubblica del Congo. La De Beers lo acquistò negli anni novanta. Il laboratorio della società impiegò i suoi migliori tecnici per studiare e poi tagliare quella che è una delle pietre più grosse e perfette rinvenute sino ad oggi. Solo dopo tre lunghi anni e grazie alla tecnologia laser, il MILLENIUM STAR vide la luce nella sua attuale forma, uno splendido ed unico diamante di 203 carati a forma di goccia privo di imperfezioni sia internamente che esternamente.
Harry Oppenheimer, esperto mondiale dell'industria dei diamanti, descrive il MILLENNIUM STAR come "il diamante più bello che abbia mai visto". Il diamante è il pezzo forte della "Millenium Collection" della De Beers. La De Beers ha creato la collezione come simbolo delle speranze e dei sogni per il futuro. La magnifica collezione è rimasta in mostra al Millenium Dome di Londra per tutto l'anno 2000.


HOPE BLU


L’HOPE è un diamante con una colorazione blu profondo molto insolita; attualmente pesa 44,9 carati (8,9 grammi) - originariamente erano 112 - ed è custodito presso lo Smithsonian Institute di Washington.
Conosciuto anche come il “diamante blu”, l’HOPE è sicuramente la gemma con l'alone più misterioso al mondo. In effetti, il destino dei proprietari del diamante non è stato felicissimo, sono tutti morti entro breve tempo di malattia, omicidio o suicidio.
L’HOPE fu acquistato nel 1688 da Jean-Baptiste Tavernier, anche se leggenda vuole che sia stato egli stesso a disincastrarlo dall’occhio di un idolo indiano, scatenandone l’ira con conseguente maledizione destinata a lui e ai futuri possessori. Una volta venuto in possesso del diamante, Tavernier cadde in bancarotta e decise di ricostruire la propria fortuna partendo per un viaggio in India, ma non giunse mai a destinazione.
Fu la volta di Luigi XIV, il famigerato Re Sole, che lo fece tagliare a forma di cuore, riducendone il peso a 67,5 carati e lo sfoggiò in diverse occasioni, come fece anche il suo successore Luigi XV; entrambi poi morirono in preda ad atroci sofferenze: il primo per una cancrena al piede, il secondo per un vaiolo talmente forte da causare l’inizio della decomposizione del sovrano mentre era ancora in vita.
Il diamante fu poi donato a Maria Antonietta, che lo unì ad altre pietre per formare una collana; lei e il marito Luigi XVI furono decapitati durante la Rivoluzione Francese e la pietra venne rubata.
Ne entrò in possesso un gioielliere a cui venne rubato, quest’ultimo morì d’infarto quando scoprì che l’autore del misfatto altri non era che il figlio, che a sua volta si suicidò appena seppe di essere stato la causa della morte del padre; dopo pochissimo tempo morì anche un suo amico, che aveva trovato il diamante tra gli oggetti incustoditi.
L’HOPE passò poi di mano in mano fino al 1830, quando giunse a Londra e subì un ulteriore taglio, raggiungendo le dimensioni attuali. Venne acquistata da un ricco banchiere, Mr. Hope, che volle dargli il proprio nome; passò pochissimo tempo ed egli divorziò dalla moglie Mary Johe che cadde in miseria. A questo punto, memore forse dell’antica maledizione, si affrettò a liberarsi del diamante.
Il proprietario successivo, Jacques Colot, impazzì e si suicidò subito dopo averlo venduto al principe Kanitowskij, che lo diede in regalo ad una ballerina russa che morì ammazzata da un raptus di gelosia dello stesso nobile che a sua volta venne linciato dai rivoluzionari russi.
Fu la volta del gioielliere greco Simon Matharides, che però si sfracellò in un burrone prima ancora di entrare materialmente in possesso della pietra.
L’HOPE entrò quindi nelle mani del sultano Abdul Hamid, che un anno dopo lo sfortunato acquisto fu deposto e impazzì.
Il suo successore vendette la pietra a Cartier che a sua volta la cedette a Edward Beale McLean – proprietario del Washington Post – che la regalò alla moglie; da quel momento una serie di disgrazie si batterono su quella famiglia: morirono la madre di McLean, due cameriere e un auto investì il primogenito della coppia di soli 10 anni; successivamente i coniugi divorziarono e McLean fu distrutto dall’alcolismo; la ormai ex signora McLean continuò a indossare il diamante, incurante della malasorte, fino al suicidio della figlia, che il giorno del matrimonio aveva indossato proprio il gioiello della madre.
Henry Winston fu l’ultimo “proprietario” della pietra, e decise di donarla allo Smithsonian Institute di Washington.


CENTENARY

La pietra, nella sua forma grezza, fu estratta nel 1986 e pesava ben 599 carati. Il rinvenimento fu annunciato in concomitanza con il centenario della De Beers. Il diamante grezzo era simile ad una scatola di fiammiferi dalla forma irregolare con la superficie maggiore di forma concava, inoltre i suoi piani erano angolari ed una protuberanza sporgeva dalla parte superiore della massa. Solo un grande tagliatore avrebbe potuto farne emergere l’insita bellezza.
La De Beers incaricò del lavoro Gabi Tolkowsky, uno dei tagliatori più famosi del mondo, il cui nome è legato all’omonimo taglio brillante. Questi decise che, malgrado le dimensioni fuori dal comune della pietra, l'avrebbe tagliata come un unico grosso diamante. Dopo un lungo lavoro durato nel suo insieme tre anni, il CENTENARY prese vita nella sua forma attuale con 247 faccette che fanno letteralmente esplodere la luce e mettono in risalto la purezza della pietra. Il peso finale fu di 273.85 carati.
Quando in seguito gli chiesero di parlare del suo lavoro sul CENTENARY, Tolkowsky ammise di essere stato rapito completamente dal diamante. Non vi era fessura della pietra che lui non conoscesse intimamente. Tolkowsky non volle fare uso di laser o lame per tagliare il CENTENARY, perché temeva che il calore e le vibrazioni avrebbero rovinato la lucentezza della pietra. Optrò quindi per l'antico metodo della sfaldatura (taglio a mano).


DE BEERS


Non molto tempo dopo l'avvio dell'attività estrattiva, la De Beers fece una delle sue maggiori scoperte: una pietra che pesava 428,5 carati proveniente dalle miniere di Kimberly in Sudafrica. Dopo il taglio, il diamante DE BEERS fu mostrato all'Esposizione di Parigi del 1889. Tante e incredule persone si misero in coda per ammirare i 228,5 carati di quello che si credeva il diamante tagliato più grosso del mondo.
Anche se nel secolo scorso sono state scoperte bellissime pietre, il diamante DE BEERS mantiene il titolo di quarto maggiore diamante tagliato al mondo.


TAYLOR-BURTON


La pietra fu rinvenuta nella miniera Premier in Sudafrica nel 1966 e fu Harry Winston che tagliò e levigò la pietra grezza a partire dai suoi 244 carati originari, fino a ricavare uno splendido diamante di 69,42 carati a forma di goccia. Quando nel 1969 la pietra fu venduta all'asta fu acquistata dal gioielliere Cartier, dal quale prese il nome. Il giorno seguente Richard Burton acquistò il diamante, pagando una cifra sempre tenuta segreta, per farne regalo alla moglie Elizabeth Taylor. Il diamante venne ribattezzato ‘TAYLOR-BURTON’. L'attrice lo indossò durante un gran galà al Principato di Monaco e nel 1979 lo mise all'asta; il ricavato della vendita fu devoluto per la fondazione di un ospedale in Botswana. Forse il TAYLOR-BURTON ha rappresentato l'unico grande diamante servito per una buona causa.


SANCY


E’ un diamante a forma di goccia di 55 carati perfettamente incolore che prende il nome da Seigneur de Sancy, ambasciatore francese in Turchia alla fine del XVI secolo. La leggenda dice che appartenne a Carlo il Coraggioso, Duca di Burgundia, che nel 1477 lo perse in battaglia. Ritrovato, fu rivenduto alla Regina Elisabetta d’Inghilterra per poi essere dato in pegno nel 1649 al Cardinale Mazzarino, che lo aggiunse alle altre proprietà del Re Sole. Durante la Rivoluzione Francese il diamante fu rubato insieme agli altri gioielli della corona. Oggi il SANCY si trova esposta al Louvre.


HORTENSIA


Questo diamante di color pesca di 20 carati prese il nome da Hortense de Beauharnais, regina d’Olanda. L’HORTENSE ha fatto parte dei gioielli della corona francese poiché acquistato da Luigi XIV. Il diamante è oggi custodito al Museo del Louvre.


ORLOFF


Originariamente la pietra era di 300 carati, oggi ne pesa 189,6. Come molti altri diamanti celebri la sua storia è legata ad antiche leggende indiane; lì fu trovato e adorato, in quanto costituiva l'occhio del dio di un tempio indù. Rubato da un soldato francese, giunse in Europa nel XVIII secolo. Il principe Orloff, un tempo favorito di Caterina di Russia, lo acquistò per una cifra elevatissima e lo donò alla zarina, nella speranza di riconquistarla. La donna accettò il prezioso regalo ma non lo indossò mai. Attualmente l’ORLOFF fa parte dei tesori di Russia.


OCCHIO DELL'IDOLO O NASSAK DIAMOND


Anche il destino di questo esemplare, del peso attuale di 70,20 carati, ha inizio in India dove era adorato come occhio della statua della divinità Shiva, situata nella città di Nasik. Lo sceicco del Cachemire se ne privò per pagare il riscatto al sultano turco che gli aveva rapito la figlia. Nel 1818 fu rubato dai soldati della Regina d’Inghilterra.


REGENT


E’ un diamante scoperto a Golconda, in India, nel 1701. Grezzo pesava 410 carati. Divenuto proprietà del governatore di Madras, William Pitt, venne tagliato a forma di brillante, e raggiunse il peso attuale di 141 carati. Fu venduto nel 1717 al duca di Orleans, reggente del re di Francia per essere poi incastonato nella corona che Luigi XV indossò il giorno dell'incoronazione. Napoleone lo fece montare sul proprio copricapo e poi, nel 1804, sull'elsa della sua spada.
Nel 1887 fu venduto a privati e oggi è in mostra al Museo del Louvre.


GRAN MOGOL


E’ un diamante dal taglio a rosa dal peso di 280 carati scoperto nel XVII secolo nella regione del Golconda. La storia narra che questa pietra prese il nome dall’imperatore Shah Jahan e che fu custodito per un lungo periodo all’interno del tesoro del Gran Mogol di Delhi. Il taglio del diamante fu attuato dal veneziano Borgis, che dagli 800 carati dalla pietra grezza ricavò una gemma finita di “soli” 208 carati. Agli occhi del sovrano risultò uno spreco tale che si sentì derubato e ordinò la confisca completa dei beni del tagliatore. Dopo questa vicenda non sono state trovate informazioni attendibili sul destino di questo diamante. Taluni ritengono che i famosi KOH-I-NOOR e ORLOFF non siano altro che il risultato del successivo taglio del GRAN MOGOL, altri sostengono che faccia parte a tutt’oggi del tesoro dello scià di Persia. Qualcun altro, invece, crede che questo prezioso diamante sia andato distrutto in seguito ad un furto.


GOLDEN JUBILEE


Inizialmente definito l’’UNNANED BROWN’, è il più grande diamante tagliato del mondo. Nel 1985 nella prolifica miniera Premier Mine in Sud Africa venne scoperto un grosso diamante color cognac di circa 755 carati, che immediatamente sottrasse il primato di gemma più grande al CULLINAN I. Dal momento che non venne ritenuto di gran danno se durante la lavorazione qualche grosso pezzo si fosse staccato dal corpo principale, il GOLDEN JUBILEE fu ritenuto ideale come cavia per sperimentare la nuova complessa strumentazione da usare per tagliare i diamanti più preziosi. Il taglio del diamante fu affidato dalla proprietaria De Beers alla maestria del signor Gabi Tolkowsky, il quale ricavò il più grande diamante tagliato del mondo con un intenso colore dai caldi riflessi bruni. La gemma, che rimase sconosciuta al di fuori dell’ambiente della De Beers, venne portata in Thailandia per essere esposta al Thai Board of Investment Exhibition a Leam Chabang dove ebbe un successo clamoroso. Nel 1955 il GOLDEN JUBILEE venne acquistato da un gruppo thailandese che lo fece benedire da Giovanni Paolo II, dal supremo patriarca Buddista e, infine, dal supremo Imam della Thailandia. In occasione del cinquantesimo anniversario dell’incoronazione del Re di Thailandia Bhumibol Adulyadej il diamante, fino a quel momento chiamato UNNAMED BROWN, fu incastonato sul sigillo reale prendendo quindi l’attuale nome di GOLDEN JUBILEE.


FIORENTINO


Rappresenta uno dei diamanti più celebri la cui storia è un continuo alternarsi di leggende e fatti documentati. Dalle informazioni acquisite si tratta di una gemma di origine indiana tagliata a doppia rosetta a nove lati con 126 sfaccettature e con un peso di 137,27 carati. La pietra, anche conosciuta con il nome di TOSCANO, GRAN DUCA DI TOSCANA o ancora come GIALLO AUSTRIACO, è di colore giallo pallido, con un leggero tono verdognolo.
Secondo alcune narrazioni questo diamante venne tagliato per l’ultimo Duca di Borgogna, Carlo il Temerario, il quale lo indossò nel corso della battaglia di Morat in cui venne ferito a morte. Un paesano ritrovò la pietra sul campo di battaglia e la vendette per pochi fiorini ad un acquirente di Berna, il quale a sua volta la rivendette a dei mercanti genovesi. Sempre secondo le leggende, inizialmente ne vennero in possesso Ludovico il Moro e di Papa Giulio II. Successivamente, attraverso i banchieri Fugger, pervenne nel tesoro dei Medici a Firenze. Un altro racconto sulle origini del FIORENTINO narra che il diamante fu venduto da un re indiano di Vijayanagar a Ludovico Castro, Conte di Montesano, governatore portoghese di Goa. La gemma, successivamente depositata a Roma presso i gesuiti, fu acquistata dal Granduca di Toscana, Ferdinando I de Medici e da suo figlio Cosimo II, il quale ne affidò la lavorazione al tagliatore Pompeo Studentoli. Un inventario redatto alla morte di Cosimo I attesta l’acquisizione di una grande pietra grezza da parte di Ferdinando I. La storia documentata, invece, inizia quando il famoso viaggiatore e gioielliere Jean Baptiste Tavernier vide il diamante nel tesoro mediceo e lo descrisse minuziosamente in un suo resoconto del 1657. Nel 1737, dopo l’estinzione dei Medici, la gemma fu ereditata dall’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo e dal marito Francesco Stefano di Lorena insieme all’intero Granducato di Toscana. Il FIORENTINO entrò quindi a far parte dei gioielli della corona imperiale nella Hofburg di Vienna. In seguito al crollo dell’impero Austro-Ungarico, la gemma seguì la famiglia degli Asburgo nel loro esilio in Svizzera, dove venne rubata e secondo alcuni ritagliata nel diamante conosciuto come TIFFANY GIALLO.


TIFFANY GIALLO

Scoperto nel 1878 nelle miniere di Kimberly in Sud Africa, il TIFFANY GIALLO, con il suo peso grezzo di 287,42 carati, rappresenta uno dei più grandi e celebri diamanti colorati esistenti al mondo. Dopo la sua scoperta fu venduto a Charles Tiffany, celebre gioielliere di New York, il quale lo affidò al suo gemmologo George Frederick Kunz. Questi, dopo aver studiato la gemma per oltre un anno, realizzò un taglio a cuscino, che ridusse il diamante a 128,54 carati, con 90 faccette appositamente ricavate per massimizzarne la brillantezza.
Il TIFFANY GIALLO aumentò la sua popolarità dopo essere stato indossato da donne famose, tra le quali è possibile ricordare l’attrice Katherine Hepburn.


MOUSSAIEFF ROSSO O SCUDO ROSSO


Essendo i diamanti di colore rosso estremamente rari, nonostante pesi ‘solo’ 5,11 carati, il MOUSSAIEFF ROSSO o SCUDO ROSSO è uno dei diamanti più noti al mondo appartenenti alla categoria fancy. Risulta sicuramente più piccolo rispetto alle altre gemme famose che superano i 100 carati, ma fino ad ora si stima che il MOUSSAIEFF sia il più grande diamante rosso mai trovato con questo grado di purezza. La particolarità del suo taglio a brillante triangolare gli conferì l’appellativo di trillion. Si ipotizza che fu trovato verso la metà degli anni ‘90, da un contadino brasiliano, all’interno del fiume Abae Tezinho siatuato in una regione conosciuta come Alto Paranaiba, nota fonte di diamanti colorati. Al momento del suo ritrovamento il peso grezzo del diamante corrispondeva a 14 carati, successivamente fu acquistato e tagliato dalla William Goldberg Diamond che gli diede il nome di SCUDO ROSSO. Il suo ultimo possessore fu la Moussaieff Jewelers che lo battezzò con il suo nome attuale.


CONDÉ


La prima apparizione di questa gemma risale al 1647 quando Luigi Borbone, principe di Condé, la ricevette in dono come ricompensa per i servigi prestati alla Francia dopo la guerra dei trent’anni. Si tratta di un famoso diamante rosa di 9,01 carati, tagliato a goccia. La gemma restò con la famiglia Condé sino al 1892, anno in cui venne ereditato dal governo francese, secondo un volere testamentario.


DARYA-YE NOOR


Il DARYA-YE NOOR è chiamato anche SEA OF LIGHT, RIVER OF LIGHT o ancora OCEANO DI LUCE. Come molti altri diamanti fu rinvenuto nella regione del Golconda, più precisamente nella miniera di Paritala-Kollur in Andhra Pradesh, India. Il suo colore rosa pallido lo identifica come uno dei diamanti più rari al mondo. Parallelamente il suo peso, di circa 182 carati, lo classifica tra i diamanti più grossi mai scoperti. Dopo il suo ritrovamento, il DAYA-YE NOOR entrò subito in possesso dell’imperatore Moghul. Nel 1739 Nader Shah saccheggiò il tesoro dell’imperatore e lo portò in Iran. Fu da quel momento che ebbe inizio la storia iraniana della gemma. All’interno di questa dinastia il DARYA-YE NOOR fu utilizzato come ornamento di bracciali, spille e persino come decorazione di cappelli militari durante le incoronazioni. In occasioni importanti, questo diamante, fu affidato alle cure di uomini autorevoli come segno d’onore. La gemma fu tenuta nascosta all’interno del tesoro del museo Golestan Palace fino al 1902, quando Mozzafar-al-Din Shah Qajar lo indossò come decorazione durante una visita in Europa.
Il DARYA-YE NOOR è attualmente contenuto all’interno dei gioielli della corona iraniana ed è in mostra presso la Banca dell’Iran a Teheran.